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Nessuno fermerà l'AI, e bastava seguire i soldi per capirlo
Per settimane il discorso pubblico è stato uno solo: fermiamo l'intelligenza artificiale prima che sia troppo tardi.

Per settimane il discorso pubblico è stato uno solo: fermiamo l'intelligenza artificiale prima che sia troppo tardi. Un ricercatore lascia Anthropic gridando all'estinzione, ne avevamo parlato. Bill Gates chiede nuove regole prima che decida solo il mercato, ne avevamo parlato pure. Un coro di dirigenti e scienziati invoca una frenata. Poi, nel giro di tre giorni, la realtà ha risposto. E la risposta è arrivata da Pechino e da Washington quasi in coro: no, non si frena.
Cosa è successo in settantadue ore
Partiamo dai fatti, perché sono più eloquenti di qualsiasi commento. Il capo di Anthropic ha avvertito che un vantaggio cinese nell'AI sarebbe un "grave pericolo", e ha chiesto di continuare a stringere le esportazioni di chip verso la Cina. Attorno a lui, altri appelli a rallentare.
Pechino ha risposto senza mezzi termini, bollando tutto come "fearmongering", seminare paura, e come un "copione da Guerra Fredda". Anzi, al vertice dei BRICS Xi Jinping ha rilanciato l'AI come trasformazione epocale e ha proposto una comunità per l'intelligenza artificiale open source guidata dalla Cina, con una nuova organizzazione che raccoglie già quasi trenta Paesi. Altro che frenare, accelera e prova a portarsi dietro mezzo mondo.
Dall'altra parte dell'oceano, stessa musica con parole diverse. Donald Trump ha respinto l'appello a rallentare arrivato dai vertici di Anthropic, OpenAI e xAI con una frase che è un programma: chi vince l'AI vince. Siamo davanti alla Cina, ha detto in sostanza, e voglio restarci. Ha ridimensionato i timori sull'AI che sfugge al controllo, pur concedendo che qualche guardrail si può mettere.
Perché era scontato
Qui casca tutta la questione, ed è la cosa che diciamo da sempre: quando non capisci una scelta, guarda a chi conviene. La Cina non avrebbe mai rallentato di sua spontanea volontà, sarebbe stato assurdo aspettarselo. E nel momento in cui la Cina non frena, gli Stati Uniti non possono farlo, perché chi stacca il piede per primo regala il vantaggio all'altro. Non è una questione di chi ha ragione sulla sicurezza. È la logica gelida di una corsa in cui il premio è la supremazia economica e militare.
È lo stesso muro che nominiamo a ogni giro. Una frenata funziona solo se la fanno tutti insieme, e nessuno la farà. Perciò l'idea di premere il freno "per prudenza" non era una proposta seria, era un desiderio. Ed è per questo che i proclami più teatrali, quelli del "sei mesi e siamo spacciati" o dell'internet governato dalle macchine, stanno già afflosciandosi. Non perché la tecnologia sia cambiata in tre giorni, ma perché quella recita non se la può permettere nessuno.
Attenzione, i rischi veri restano
Sia chiaro, ridimensionare l'apocalisse non vuol dire negare i pericoli. Quelli concreti e presenti, le truffe potenziate, gli usi malevoli, il lavoro che cambia in fretta, il potere che si concentra, sono reali e li abbiamo raccontati. Quello che rifiutiamo è il teatro dell'estinzione, che paralizza il dibattito e, guarda caso, fa comodo a chi vuole rallentare un concorrente. Chiedere di soffocare i chip cinesi in nome della sicurezza è anche, molto concretamente, una mossa di mercato e di geopolitica. Segui i soldi, di nuovo.
E qui, per una volta
Su un punto solo, e mi costa un po' ammetterlo, Trump ha ragione, cosa che non mi capita spesso di dire da quando è al governo. Non ci si può fermare da soli. "Chi vince l'AI vince" è brutale e sbrigativo, ma sul piano geopolitico è vero. Il resto delle sue posizioni resta un altro discorso, ma su questo il realismo è dalla sua parte, e anche lui, alla fine, ha ammesso che qualche regola si può e si deve mettere.
Ed è lì che sta la conversazione vera, quella che i profeti della catastrofe ci hanno fatto perdere di vista. La domanda non è mai stata "ci fermiamo o no", perché quella risposta l'hanno già scritta Pechino e Washington in settantadue ore. La domanda è come si corre senza rompersi l'osso del collo: regole chiare, trasparenza, guardrail, mentre la corsa continua. Chi ci invitava a fermarci ha avuto il suo responso, in cinese e in inglese, nel giro di un weekend. E la lezione, ancora una volta, è la stessa: quando qualcuno ti dice di rallentare per il tuo bene, chiediti chi ci guadagna se rallenti davvero tu.
Federico Modolo
Direttore Tecnico e co-fondatore di DF Solutions
Certificato Microsoft dal 2001, guida il team tecnico di DF Solutions dal 2014. Usa l'AI agentica ogni giorno per costruire software e automazioni in produzione, e tiene il corso di AI agentica per aziende.
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