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«Nel 2036 il denaro non conterà più». Dove l'abbiamo già sentita?

Elon Musk, in un'intervista all'Economist, ha detto che entro il 2036 il denaro diventerà irrilevante.

Federico ModoloDirettore Tecnico, DF Solutions3 min di lettura

Elon Musk, in un'intervista all'Economist, ha detto che entro il 2036 il denaro diventerà irrilevante. La sua idea: AI e robot produrranno una tale abbondanza di beni e servizi che i soldi perderanno senso. Il lavoro sarà "opzionale", tutti avranno un "reddito alto universale", lo Stato "staccherà semplicemente assegni a tutti". Fine della scarsità, fine della fatica.

Bella profezia. Il problema è che questa storia l'abbiamo già sentita, praticamente identica, e più di una volta nel giro di un secolo.

La stessa promessa, un secolo fa

Facciamo un salto al 1930. L'economista più famoso del mondo, John Maynard Keynes, scrive un saggio breve dal titolo tenero: "Possibilità economiche per i nostri nipoti". La tesi è quasi identica a quella di Musk. Grazie al progresso tecnico, dice, tra cent'anni, quindi attorno al 2030, l'umanità avrà praticamente risolto il problema della sopravvivenza: si lavorerà quindici ore a settimana e il resto sarà tempo libero, al punto che il vero dilemma dei nostri nipoti, scrive, sarà come riempire le giornate vuote.

Ci siamo, siamo nel 2030 e spiccioli. Vi risultano quindici ore di lavoro a settimana?

Metà giusta, metà sbagliata (sempre la stessa metà)

Ed ecco la cosa interessante, quella che vale la pena tenersi. Keynes non aveva sbagliato tutto. Anzi. Aveva previsto che la ricchezza prodotta sarebbe cresciuta di quattro, otto volte, e ci ha azzeccato in pieno. Oggi produciamo una montagna di roba che allora era impensabile.

A sbagliare è stata l'altra metà del ragionamento. Quella che diceva: più ricchezza, quindi meno lavoro, quindi fine dell'affanno. Non è andata così. E non per un difetto delle macchine, che hanno fatto il loro dovere. Keynes aveva capito la tecnologia, aveva sbagliato gli esseri umani. Non aveva messo in conto una cosa semplice: i desideri delle persone non hanno fondo. Appena una cosa diventa normale ne vogliamo una migliore, e così la ricchezza in più non l'abbiamo trasformata in ozio ma in altra roba da desiderare.

Perché il denaro non se ne va

Qui casca l'asino, ed è lo stesso punto in cui casca Musk. L'abbondanza abbassa il prezzo delle cose che si possono copiare all'infinito. Ma non tutto si copia. La casa con la vista sul mare resta una, i posti nella scuola migliore restano pochi, il tempo di una persona brava resta quello che è. Su queste cose la scarsità non sparisce, si sposta soltanto. E finché esiste qualcosa che tutti vogliono e non basta per tutti, serve un modo per deciderne l'accesso. Quel modo, da sempre, si chiama denaro.

Non lo dico solo io. Lo dicono gli economisti che hanno commentato Musk, e persino Vinod Khosla, uno che di scommesse tecnologiche ci campa, che ha aggiunto un dettaglio non da poco: forse, e solo se la politica lo permette. Perché produrre tanto è un conto, distribuirlo bene è un altro, e quello non lo decide un robot.

Cosa c'è di vero, perché un fondo c'è

Attenzione, non sto liquidando tutto con una risata. La parte tecnologica della previsione è seria. L'AI e la robotica stanno davvero aumentando la produttività in modo che venti anni fa avremmo chiamato magia. Come fece l'elettricità, come fece la catena di montaggio. Su questo Musk, come Keynes, probabilmente ci prenderà.

È il salto logico dopo che non regge. "Produrremo tantissimo" è credibile. "Quindi il denaro sparirà e il lavoro sarà opzionale" è la solita promessa che ogni rivoluzione industriale si è portata dietro, e che finora ha sempre mancato l'appuntamento. Ogni epoca ha avuto il suo profeta della fine della scarsità. Ogni volta il mondo è cambiato parecchio, e la scarsità ha semplicemente cambiato indirizzo.

Quindi sì, nel 2036 probabilmente produrremo più che mai, e scommetto che continueremo a litigare sui soldi esattamente come si faceva nel 1930. Con robot più bravi, e desideri altrettanto insaziabili.

Federico Modolo

Direttore Tecnico e co-fondatore di DF Solutions

Certificato Microsoft dal 2001, guida il team tecnico di DF Solutions dal 2014. Usa l'AI agentica ogni giorno per costruire software e automazioni in produzione, e tiene il corso di AI agentica per aziende.

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