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Il muro della VRAM è caduto: come far girare l'AI grande senza una GPU da 5.000€

L'altro giorno guardavo la scheda tecnica di un processore nuovo, la AMD Ryzen AI Max+ 395, e cercavo un dato semplice: quanta memoria video ha.

Federico ModoloDirettore Tecnico, DF Solutions4 min di lettura

L'altro giorno guardavo la scheda tecnica di un processore nuovo, la AMD Ryzen AI Max+ 395, e cercavo un dato semplice: quanta memoria video ha. Non lo trovavo. Ho pensato a un errore del sito. Non era un errore. Quella scheda una memoria video sua non ce l'ha, e proprio lì c'è la cosa interessante da capire.

Racconto tutto dall'inizio, perché è una di quelle cose che una volta capite ti cambiano il modo di guardare l'hardware per l'AI.

Prima cosa: che cos'è la VRAM

Quando fai girare un modello di AI sul tuo computer, il modello va caricato tutto dentro la memoria della scheda video. Quella memoria si chiama VRAM. È come il piano di lavoro di un cuoco: tutto quello che serve per cucinare deve stare sul piano. Se il piano è piccolo e la ricetta è grande, sei fregato: continui a correre in dispensa a prendere gli ingredienti e ci metti il triplo del tempo.

Con l'AI è identico. Se il modello sta tutto nella VRAM, vola. Se non ci sta, una parte finisce nella memoria normale del computer, lenta, e la velocità crolla. A volte il modello non parte proprio.

Il problema: la VRAM è poca e costa un occhio

Ecco il punto dolente. Le schede video vere hanno tanta potenza ma poca VRAM. La più potente sul mercato consumer, la Nvidia RTX 5090, ha 32 GB di memoria video. Sembrano tanti. Non lo sono.

Un modello di AI serio, di quelli da 70 miliardi di parametri, anche compresso vuole 38-40 GB per stare in memoria. Su 32 GB non ci entra. E la 5090, che sulla carta costa 2.000 dollari, di strada nel 2026 la paghi oltre 4.000 euro. Migliaia di euro per una scheda su cui il modello grande non ci sta comunque. Questo è il muro contro cui sbatte chiunque voglia usare l'AI in casa.

La soluzione: una memoria sola per tutti

Qui entra la memoria unificata. L'idea è semplice e geniale insieme: invece di dare alla scheda video una sua memoria separata e piccola, si usa un unico grande serbatoio di memoria condiviso tra il processore e la parte grafica. Uno solo, grande, per tutti e due.

La Ryzen AI Max+ 395 di serbatoio ne ha fino a 128 GB, e di questi puoi assegnarne fino a 96 alla grafica come se fossero VRAM. Novantasei. Contro i 32 della scheda da 4.000 euro. Il piano di lavoro del cuoco, di colpo, diventa un bancone lungo dove la ricetta grande ci sta tutta, senza correre in dispensa.

Questo vuol dire che un modello da 70 miliardi di parametri, in casa, sul tuo computer, ci gira. Non è fantascienza e non serve un datacenter.

Il compromesso, detto onesto

Non è tutto gratis, sarei disonesto a dirlo. La memoria unificata è più lenta di quella dedicata: sposta i dati a circa 256 GB al secondo, la 5090 arriva a quasi 1.800. Tradotto: la scheda dedicata sputa fuori le parole più in fretta. La memoria unificata è più tranquilla.

Ma la scelta vera non è "veloce contro lento". È "gira contro non gira". Un modello che sulla scheda dedicata non parte nemmeno, sulla memoria unificata funziona, magari con calma, ma funziona. E se questa cosa ti suona familiare è perché i Mac di Apple fanno esattamente così da anni: la loro memoria unificata è il motivo per cui girano bene l'AI pur non avendo una scheda video separata.

Perché a noi interessa davvero

Il costo è metà della storia. L'altra metà, per chi come noi lavora con dati dei clienti, è la riservatezza. Far girare l'AI in locale significa che i tuoi documenti, le tue mail, i tuoi numeri restano sul tuo computer. Non salgono su nessun cloud, non passano dai server di nessuno. Dopo gli ultimi due articoli sulla sicurezza, capisci perché è un discorso che ci sta a cuore.

La memoria unificata non è la scheda video più veloce del mondo. È qualcosa di più utile: la porta che fa entrare l'AI grande dentro casa, a un prezzo umano e con i dati che non escono. Il muro della VRAM, per chi non fa il gamer estremo, è appena caduto.

Federico Modolo

Direttore Tecnico e co-fondatore di DF Solutions

Certificato Microsoft dal 2001, guida il team tecnico di DF Solutions dal 2014. Usa l'AI agentica ogni giorno per costruire software e automazioni in produzione, e tiene il corso di AI agentica per aziende.

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