AI
Claude cambia carattere a seconda della lingua in cui gli scrivi
Diamo per scontato che un'AI sia neutra. Fai una domanda, arriva una risposta, e quella risposta dovrebbe essere la stessa per tutti. Invece no.

Diamo per scontato che un'AI sia neutra. Fai una domanda, arriva una risposta, e quella risposta dovrebbe essere la stessa per tutti. Invece no. Anthropic, l'azienda che fa Claude, ha appena pubblicato uno studio che dice una cosa curiosa: la lingua in cui scrivi cambia il modo in cui Claude ti risponde. Non solo le parole, proprio l'atteggiamento.
Vale la pena raccontarla, perché sotto la curiosità c'è una lezione pratica per chiunque usi l'AI per lavorare.
Cosa hanno guardato
Hanno analizzato 309.815 conversazioni vere, raccolte a maggio su Claude, distribuite su venti lingue diverse. Non un test da laboratorio con domande finte: dialoghi reali, anonimizzati, di gente che usava lo strumento per i fatti suoi. Lo studio guarda anche le differenze tra le versioni di Claude, ma qui ci fermiamo sulla lingua, che è la parte più sorprendente.
Poi hanno misurato due cose. Da una parte il "calore": quanto Claude incoraggia, ammorbidisce, fa i complimenti. Dall'altra il "rigore": quanto invece mette in discussione, corregge, chiede prove prima di darti ragione. Sono i due poli di un cursore. Un modello può stare più di qua o più di là.
Il risultato
Il cursore si sposta a seconda della lingua.
In hindi e in arabo Claude è più caldo: più gentile, più giocoso, più propenso ad affermare le tue idee. In inglese e in russo è più rigoroso: ti fa più domande, ti punzecchia di più, ti chiede "sei sicuro?". Il modello è lo stesso e la domanda è la stessa, eppure il tono con cui te la gira cambia solo perché hai scelto una lingua invece di un'altra per scriverla. Sembra un dettaglio. Non lo è.
E qui arriva la parte onesta dello studio, quella che mi è piaciuta. Anthropic dice due cose chiare. La prima: non sappiamo bene perché succeda. L'ipotesi più probabile è che dipenda da come è stato addestrato il modello, perché i testi con cui impara non sono distribuiti allo stesso modo tra le lingue, ce ne sono molti di più in certe che in altre. La seconda, ancora più interessante: non sappiamo nemmeno se sia un bene o un male. Lingue diverse hanno modi diversi di conversare, quindi un pizzico di adattamento potrebbe pure starci. Ma potrebbe anche essere un difetto. Non lo hanno ancora capito, e lo scrivono nero su bianco invece di far finta di niente.
Perché ti riguarda
Facciamo l'esempio che fanno loro, perché rende bene. Due persone chiedono a Claude un parere sullo stesso identico business plan. Una lo chiede in hindi, l'altra in russo. La prima si sente dire che è un'ottima idea con qualche spunto da rifinire. La seconda si becca una lista di buchi e di rischi. Stesso piano, stesso modello, due impressioni opposte su quanto vale. La differenza non è nel piano. È nella lingua della domanda.
Questa cosa dovrebbe accendere una lampadina. Quando chiedi un parere all'AI, il tono che ricevi non è un voto oggettivo sul tuo lavoro. È in parte un riflesso di come e in che lingua hai chiesto. Se ti risponde con entusiasmo, non vuol dire per forza che la tua idea è buona. Se ti smonta tutto, non vuol dire per forza che è da buttare.
La cosa da portarsi a casa
Lo studio è su Claude, e non sappiamo se altri modelli si comportino uguale, quindi non generalizziamo. Ma il principio è sano comunque: l'AI non è uno specchio neutro. Il "come" glielo chiedi entra nella risposta, e la lingua è uno dei "come".
Un trucco pratico, se usi l'AI per farti dare pareri sul serio: non fermarti alla prima risposta gentile. Chiedile esplicitamente di fare l'avvocato del diavolo, di elencarti i rischi, di dirti perché la tua idea potrebbe non funzionare. Il calore è piacevole, ma quando lavori serve il rigore. E quello, spesso, va chiesto.
Federico Modolo
Direttore Tecnico e co-fondatore di DF Solutions
Certificato Microsoft dal 2001, guida il team tecnico di DF Solutions dal 2014. Usa l'AI agentica ogni giorno per costruire software e automazioni in produzione, e tiene il corso di AI agentica per aziende.
Vuoi imparare a usare l'AI tu stesso?
Una giornata online di AI agentica: capisci come funziona e costruisci la bozza del sito della tua azienda con un agente. Da €420 a persona.
Continua a leggere
Tutti gli articoli5 min
Una scatola AI a casa tua: la mia previsione su come abbatteranno i costi dei datacenter
Qualche giorno fa ho raccontato di OpenAI che prevede di bruciare quasi trecento miliardi entro il 2030.
3 min
Come fa l'AI a sapere le cose? Non le ricorda, le comprime
C'è una domanda che quasi nessuno si fa, ma che apre la testa quando trovi la risposta. Come fa un'intelligenza artificiale a "sapere" tutto quello che sa?
3 min
Usare l'AI senza regalare i dati dei clienti: c'è una soluzione, ed è italiana
C'è un problema che ci pongono quasi tutti i clienti, e ha sempre la stessa forma.


