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Il tuo "agente AI" è probabilmente un chatbot. Quattro domande per scoprirlo
C'è un dato che vale la pena guardare in faccia. VentureBeat ha chiesto a 101 aziende da cento dipendenti in su quale fetta dei loro "agenti" sia fatta di...

C'è un dato che vale la pena guardare in faccia. VentureBeat ha chiesto a 101 aziende da cento dipendenti in su quale fetta dei loro "agenti" sia fatta di flussi a più passaggi realmente orchestrati, e non di semplici wrapper attorno a un prompt, cioè una domanda sola al modello travestita da software. Il 71% ha risposto: un quarto o meno. Solo il 10% dichiara di essere oltre la metà del proprio parco di agenti.
Detta brutalmente: quasi tutti dicono di avere agenti AI, quasi nessuno ce li ha davvero.
Cosa sia un agente lo abbiamo raccontato su questa pagina il 4 luglio, insieme ai cinque tipi di agente e a come si parte in azienda. Stavolta interessa una cosa diversa, più scomoda e più utile. Sul campo la parola "agente" è diventata un'etichetta commerciale: rende meglio di "chatbot" in una slide di vendita, quindi ci finisce sopra qualunque cosa.
Il problema non è la piattaforma
Lo studio è netto su questo punto, ed è la parte che mi ha convinto di più. Le aziende non sono ferme perché mancano gli strumenti. Gli strumenti ci sono e i soldi si spendono. Dove finiscono lo dice la ricerca: circa un terzo in strumenti per costruire i flussi degli agenti, un quarto in sicurezza e gestione dei permessi, un quinto in infrastruttura. Nessuno è fermo perché gli manca qualcosa da comprare.
Quello che manca è portare le cose in produzione sul serio, con i processi e i controlli che servono. C'è un numero che lo fotografa meglio di qualunque ragionamento: più di un'azienda su quattro non ha modo di fermare in tempo reale un agente impazzito. Hanno messo le macchine in strada prima di montare i freni.
Le quattro domande da fare a chi te lo vende
Qui arriva la parte pratica. Vale se l'agente te lo propone un fornitore, e vale identico se te lo stai costruendo in casa: le domande sono le stesse. Lascia perdere la demo e chiedi queste quattro cose, ascoltando bene anche come ti rispondono.
1. Chi decide il passo successivo? Se dopo ogni azione tocca a te riscrivere, riformulare o cliccare "continua", stai parlando con un chatbot. Un agente vero sceglie da solo la mossa dopo e tira avanti finché non arriva all'obiettivo o si arrende.
2. Cosa succede quando un passaggio fallisce? L'API non risponde, oppure il dato che torna indietro è sbagliato. Un agente se ne accorge, riprova, cambia strada. Un chatbot si ferma e aspetta te.
3. Fammi vedere le tracce. Chiedi il registro delle chiamate: quali sistemi ha toccato e in che ordine. Quando lavora davvero, lascia impronte leggibili. Niente da mostrare vuol dire che non c'è stato niente da tracciare.
4. Come lo fermo? Domanda banalissima e temutissima. Se la risposta è "chiudi la finestra del browser", non hai davanti uno strumento aziendale.
Aggiungi una prova sul campo: chiedi di vederlo lavorare per dieci passaggi di fila, dal vivo, senza tagli di montaggio. Le demo dei finti agenti durano trenta secondi per un motivo preciso.
Dove sta andando l'orchestrazione
L'altro pezzo interessante dello studio riguarda chi coordina gli agenti. Il baricentro si sta spostando sulle piattaforme di chi fabbrica i modelli, con Claude di Anthropic davanti a tutti con un margine largo. Secondo la ricerca la ragione più citata è la forza del modello sottostante: chi sceglie il cervello finisce per prendersi anche l'infrastruttura che ci gira attorno.
Le aziende però non si fidano fino in fondo. Nella rilevazione di giugno circa metà prevede di chiudere il 2026 con una via di mezzo, un pezzo di orchestrazione preso dal fornitore del modello e un pezzo tenuto in casa, mentre appena il 6% consegnerebbe tutto il controllo a un servizio gestito dal fornitore. La paura più citata, dal 35%, è il lock-in: restare incastrati con un fornitore solo, senza poterlo più mollare.
A me sembra prudenza sana. Il modello lo cambi in un pomeriggio, l'orchestrazione no.
Il punto
Noi gli agenti li usiamo tutti i giorni, e la differenza tra le due cose si sente al primo utilizzo. Uno ti fa risparmiare ore di lavoro, l'altro ti fa risparmiare qualche minuto di scrittura. Sono due prodotti diversi che oggi si vendono con lo stesso nome.
Prima di firmare, chiedi chi decide il passo successivo, cosa succede quando qualcosa va storto, dove finiscono le tracce e come si preme stop. Quattro domande, cinque minuti. Se le risposte non arrivano pulite, quello che stai comprando è una chat con un nome importante.
Piccola nota di onestà: lo studio raccoglie 101 risposte in una sola rilevazione di giugno 2026, quindi va letto come un segnale di direzione e non come una misura al decimale. Ma la direzione, quella si vede benissimo.
Fonti: VentureBeat Pulse Research, "Agentic orchestration: Enterprise AI organizations have a deployment problem, not a platform problem" (venturebeat.com, luglio 2026). Campione: 101 aziende da 100 dipendenti in su, rilevazione singola di giugno 2026. Più esperienza operativa DF Solutions.
Federico Modolo
Direttore Tecnico e co-fondatore di DF Solutions
Certificato Microsoft dal 2001, guida il team tecnico di DF Solutions dal 2014. Usa l'AI agentica ogni giorno per costruire software e automazioni in produzione, e tiene il corso di AI agentica per aziende.
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