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AI · Cybersecurity

La stessa AI che ti difende è quella che ti attacca

Partiamo dal punto che conta: nel 2026 l'intelligenza artificiale è entrata dentro i cyberattacchi, non ci gira intorno.

Federico ModoloDirettore Tecnico, DF Solutions3 min di lettura

Partiamo dal punto che conta: nel 2026 l'intelligenza artificiale è entrata dentro i cyberattacchi, non ci gira intorno. Non è più solo lo strumento con cui il criminale scrive un'email di phishing un po' più credibile. È dentro il malware, mentre gira sul computer della vittima. E la cosa curiosa è che è esattamente la stessa tecnologia che noi usiamo ogni giorno per lavorare meglio. Cambia solo chi la impugna.

Il problema in due numeri

CrowdStrike, una delle società di sicurezza più grandi al mondo, nel suo report 2026 ha contato un aumento dell'89% degli attacchi condotti da avversari "AI-enabled" rispetto all'anno prima. Quasi il doppio in dodici mesi. E il phishing generato dall'AI ha toccato l'87% delle organizzazioni: praticamente tutti l'hanno visto passare almeno una volta.

Perché questa esplosione? Semplice: costa meno. Un attacco di phishing scritto dall'AI costa al criminale il 95% in meno rispetto a scriverlo a mano. Quando una cosa cattiva diventa quasi gratis, se ne fa di più. Molto di più.

Cos'è cambiato davvero

Fino a poco fa il malware era codice scritto una volta e spedito in giro. Sempre uguale a se stesso. Gli antivirus lo riconoscevano perché ne avevano l'"impronta digitale", un po' come una foto segnaletica.

Adesso è diverso. Google, con il suo gruppo di threat intelligence, ha trovato in circolazione dei malware che parlano con un modello AI mentre stanno lavorando. Uno si chiama PROMPTFLUX: ogni ora chiede a Gemini di riscrivergli il codice in modo diverso, così l'antivirus non riconosce più la foto segnaletica. Ha addirittura un modulo che i ricercatori hanno soprannominato "Thinking Robot", il robot che pensa, il cui unico compito è chiedere all'AI nuovi trucchi per non farsi vedere.

Un altro, PROMPTLOCK, è un ransomware che si scrive da solo i comandi da eseguire nel momento in cui serve. E PROMPTSTEAL, un ladro di dati, è già stato usato sul campo da un gruppo militare russo in Ucraina. Non sono più esperimenti da laboratorio.

L'analogia più onesta è questa: prima il criminale ti mandava una lettera minatoria fotocopiata, sempre identica. Oggi ti manda un attore che improvvisa, si trucca da capo a ogni porta e cambia voce. Difficile da fermare con la vecchia foto segnaletica.

La buona notizia (perché c'è)

Qui arriva la parte che ci piace, perché è il mestiere nostro. La stessa AI difende, e difende bene. Lo dice IBM nel suo report annuale sul costo delle violazioni: le aziende che usano AI e automazione nella difesa risparmiano in media 1,9 milioni di dollari a violazione e accorciano di 80 giorni il tempo per rimettere tutto a posto.

Il motivo è pratico. Un centro di sicurezza riceve migliaia di allarmi al giorno, e da soli è impossibile guardarli tutti: la maggior parte resta lì, inevasa. L'AI fa il lavoro noioso, legge tutto, mette in cima quello che scotta davvero e lascia agli umani le decisioni difficili. È lo stesso principio che applichiamo quando usiamo l'AI per il lavoro di ogni giorno: non sostituisce la testa, toglie di mezzo la fatica inutile.

Il punto da portare a casa

L'AI non è buona né cattiva. È veloce. Rende l'attaccante più veloce e rende il difensore più veloce, e in mezzo ci sei tu con la tua azienda. La lezione del 2026 è che non puoi più difenderti con gli strumenti di cinque anni fa contro attacchi che si riscrivono ogni ora.

Le basi restano quelle di sempre, e funzionano: backup che puoi davvero ripristinare, sistemi aggiornati, un occhio che monitora, e soprattutto persone formate a riconoscere un'email che "non torna". Su quell'ultimo punto l'AI da sola non basta: serve sapere cosa guardare. Ed è esattamente il motivo per cui insistiamo tanto sulla formazione.


Fonti:

Federico Modolo

Direttore Tecnico e co-fondatore di DF Solutions

Certificato Microsoft dal 2001, guida il team tecnico di DF Solutions dal 2014. Usa l'AI agentica ogni giorno per costruire software e automazioni in produzione, e tiene il corso di AI agentica per aziende.

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