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Moriremo tutti? No, ma OpenAI perde miliardi ogni tre mesi

Seguite la sequenza, perché è quasi comica. Per settimane ci hanno raccontato che l'intelligenza artificiale ci avrebbe spazzati via, che dovevamo fermarci...

Federico ModoloDirettore Tecnico, DF Solutions3 min di lettura

Seguite la sequenza, perché è quasi comica. Per settimane ci hanno raccontato che l'intelligenza artificiale ci avrebbe spazzati via, che dovevamo fermarci prima della catastrofe. Poi Pechino e Washington, in tre giorni, hanno chiarito che nessuno rallenterà, ne abbiamo scritto la settimana scorsa. E adesso, appena stabilito che la corsa non si ferma, escono i conti veri. Non parlano di macchine assassine. Parlano di soldi che finiscono.

I numeri, che fanno più impressione di qualsiasi profezia

OpenAI, l'azienda simbolo di tutta questa storia, ha bruciato 3,7 miliardi di dollari in un solo trimestre, più della metà di quello che ha incassato nello stesso periodo. Nel 2025 ha perso circa 39 miliardi. Non sono numeri da azienda in difficoltà passeggera, sono numeri da voragine.

E la parte che conta di più è la previsione. Ai propri investitori OpenAI ha detto di aspettarsi di bruciare quasi 280 miliardi di dollari entro il 2030, e di non andare in pari prima di allora. I 122 miliardi raccolti a marzo, una cifra enorme, secondo i loro stessi conti finirebbero già nel 2028. In pratica stanno spendendo a un ritmo che nessuna impresa normale reggerebbe, tenuta in piedi solo dai miliardi che gli investitori continuano a versare scommettendo sul futuro.

Cosa vuol dire "bruciare cassa", detto semplice

Facciamo un passo indietro, perché "bruciare cassa" suona da esperti ma è banale. Vuol dire spendere molto più di quello che entra. Se il tuo negozio incassa cento e ne spende duecento, ogni mese perdi cento, e vai avanti solo finché qualcuno ti presta la differenza. OpenAI fa esattamente questo, ma con i miliardi, e con una fila di investitori pronti a coprire il buco perché sperano che un domani diventi una miniera d'oro.

Può anche funzionare, va detto con onestà. Amazon ha perso soldi per anni prima di diventare quello che è, e OpenAI conta di moltiplicare per dieci i ricavi entro il 2030. Ma può anche essere una bolla, una scommessa gonfiata che a un certo punto si sgonfia. Nessuno oggi sa quale delle due.

La vera fragilità non ha la forma di Skynet

Ed ecco il punto che ci interessa davvero. Qualche settimana fa, raccontando del ricercatore che lasciava Anthropic gridando all'estinzione, avevo aggiunto un sospetto: che sotto l'apocalisse "moriremo tutti", e sotto il coro del "fermiamoci per sicurezza", ci fosse soprattutto un problema di soldi. Aziende che bruciano cassa a un ritmo insostenibile e una corsa che finanziariamente fa acqua. Oggi i numeri di OpenAI lo confermano nero su bianco.

La fragilità vera di questo settore non è la macchina che prende coscienza e ci stermina. È il bilancio. Se un rischio grosso esiste, ha la forma di una bolla che scoppia, di una crisi economica, non di un film di fantascienza. E guarda caso è proprio il rischio di cui i profeti dell'estinzione non parlano mai, perché è molto meno spettacolare e molto più imbarazzante.

Cosa ce ne facciamo noi

Per chi come noi l'AI la usa ogni giorno, la lezione è concreta. I prezzi bassi di oggi non sono il prezzo reale, sono un prezzo sussidiato dai miliardi degli investitori, la stessa guerra dei prezzi di cui abbiamo già parlato. Quando quei soldi finiranno, o quando qualcuno pretenderà di rientrare, i prezzi possono salire in fretta. Ecco perché la regola di sempre vale doppio: non sposare un solo fornitore e tieni sempre la possibilità di cambiare. Non costruire tutta la tua azienda sopra un servizio che oggi ti costa poco solo perché qualcun altro sta pagando il conto al posto tuo.

L'apocalisse che ci hanno venduto era un robot. Quella di cui varrebbe la pena parlare, semmai, è un foglio di bilancio. Come sempre, se vuoi capire cosa sta succedendo davvero, guarda i soldi.

Federico Modolo

Direttore Tecnico e co-fondatore di DF Solutions

Certificato Microsoft dal 2001, guida il team tecnico di DF Solutions dal 2014. Usa l'AI agentica ogni giorno per costruire software e automazioni in produzione, e tiene il corso di AI agentica per aziende.

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